Quando nel luglio 2006 il decreto Bersani aprì la vendita degli OTC (cosiddetti farmaci da banco) nei supermercati e nelle parafarmacie, vi fu una forte opposizione da parte delle associazioni di categoria dei farmacisti, non tanto perché veniva loro sottratta una parte di mercato quanto perché si violava il principio consolidato secondo cui “il farmaco” deve essere venduto attraverso una rete organizzata con regole rigide e sottoposta a una continua attività di controllo.
La liberalizzazione permessa dal decreto ha creato nuovi posti di lavoro e calmierato i prezzi di alcuni medicinali. Si è però aperta una pericolosa breccia concettuale nel sistema di cautele che deve circondare la vendita dei farmaci, aggravata dall’approvazione nel giugno scorso alla Camera dei Deputati di un disegno di legge che permette a supermercati e parafarmacie la vendita dei medicinali di fascia C con obbligo di ricetta. Tra questi vi sono farmaci come gli antiaggreganti e gli psicofarmaci con possibili pesanti effetti collaterali.
La loro vendita in esercizi sottoposti a minori controlli induce alle più ragionevoli preoccupazioni, considerato il rischio che nelle maglie di un sistema meno rigido si faccia strada la vendita di farmaci contraffatti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il 7% dei farmaci venduti nel mondo sono contraffatti. Si tratta di falsificazioni spesso scoperte solamente dopo decessi o complicazioni gravi insorte negli assuntori del farmaco falso. Il fenomeno riguarda non solo i paesi in via di sviluppo, ma anche i paesi dell’area occidentale. Un’alta percentuale del traffico è gestita dalla criminalità cinese, che anche nel nostro paese è molto attiva nella contraffazione e nella vendita di merci contraffatte, tanto da aver stretto rapporti operativi con la camorra nel Lazio e in Campania.
A ragione pertanto le associazioni di categoria dei farmacisti si stanno opponendo all’approvazione definitiva del citato disegno di legge sulla base di un progetto che prevede invece un considerevole aumento del numero delle farmacie. Troppo alto è il rischio derivante da una eccessiva liberalizzazione nel settore: al contrario è necessario aumentare i controlli lungo la catena distributiva dei farmaci per salvaguardare la salute dei cittadini.
Articolo pubblicato su E Polis Roma in data 5-12-2007