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Il nodo dei permessi per disabili

12 Dicembre, 2007

Il caso del Comandante dei vigili urbani di Roma, rimosso dall’incarico per aver utilizzato impropriamente un permesso di parcheggio auto per disabili, ha riportato nuovamente l’attenzione dei media sulla concessione e sull’uso dei parcheggi riservati. Da tempo il Comune sta operando al fine di prevenire le illegalità e sanzionare chi abusa del diritto riconosciuto a invalidi e portatori di handicap. Già il 19 febbraio scorso è stata deliberata da parte del Consiglio comunale di Roma una normativa che limita ai malati, che possiedono un’autovettura munita di comandi “adattati”, il riconoscimento del diritto a ottenere la concessione di un parcheggio riservato. Per le richieste di permesso avanzate dai disabili senza tale requisito è previsto il vaglio di una Commissione valutativa. Tale normativa, mirante a prevenire le illegalità, ha avuto anche effetti ingiustamente punitivi. Molto discutibile è stata la divisione che si è operata tra invalidi, distinguendo le patologie non in base a una evidente gravità, ma in considerazione della presenza di ausili nell’autovettura. Nei giorni scorsi si è poi saputo che la Commissione ha dato risposta positiva solo a 47 richieste di permesso su 230 domande e deve ancora esaminarne 256. Risulta purtroppo evidente che la Commissione sta operando con forti ritardi e che molti richiedenti da mesi attendono una risposta. Inoltre alcuni invalidi e portatori di handicap si sono visti motivare dalla Commissione il rifiuto alla concessione del parcheggio personalizzato con questa formula: “ha espresso parere sfavorevole, non ravvisando elementi di particolare rilevanza sociale tali da ritenere necessaria la concessione di un posto auto personalizzato”.

La pubblica amministrazione ha l’obbligo di motivare i suoi provvedimenti in maniera logica e comprensibile. È certo difficile per il disabile comprendere un diniego fondato su un criterio dal significato oscuro, consistente nella “mancanza di particolare rilevanza sociale” del proprio handicap. Sarebbe opportuno che il Comune di Roma riveda i criteri con cui la Commissione valutativa deve operare allo scopo di evitare che vengano penalizzati dai controlli relativi ai permessi soggetti che hanno invece diritto al massimo aiuto da parte delle istituzioni.

Articolo pubbicato su E Polis Roma in data 12-12-2007

Più aiuti alle famiglie dei disabili

23 Maggio, 2007

Il 19 aprile 2007 si è tenuta a Roma la Conferenza e la Presentazione della Carta Europea “Sostegno ai familiari che si prendono cura dei familiari non autosufficienti”.

La Carta Europea è frutto di uno studio effettuato negli anni 2005-2006 dalle Associazioni aderenti alla Coface–Handicap (Confederazione delle associazione di famiglie con persone disabili dell’Unione Europea). Si tratta di uno strumento agile, che viene proposto alle Istituzioni Europee e Nazionali, alle Organizzazioni delle persone con disabilità e alle loro famiglie, alle parti sociali e ha come obiettivo il riconoscimento giuridico del ruolo del familiare assistente attraverso la sensibilizzazione, il rafforzamento della visibilità del ruolo dei familiari assistenti e la messa in atto di misure di supporto sociali, economiche e giuridiche.

La presidente della Coface–Handicap Dr.ssa Anna Maria Comito organizzatrice della Conferenza ha evidenziato che purtroppo ancora oggi in Italia e in Europa si parla ancora in maniera troppo episodica e sporadica della famiglia con una persona con disabilità o con una persona con una malattia rara. È necessario mettere la persona disabile e la sua famiglia al centro di nuovi e più incisivi interventi normativi e sociali. La famiglia per quanto riguarda le persone disabili è la migliore istituzione assistenziale, essendo l’unica cellula sociale che ha contemporaneamente funzioni economiche, responsabilità educative, di cura e di assistenza.

Nessuno Stato, nessuna struttura amministrativa, nessuna organizzazione può sostituirla. Un numero sempre maggiore di persone con disabilità risiede in famiglia e sempre più genitori e familiari mantengono con loro la persona con disabilità. In Italia secondo fonti Istat 2.657.000 di persone affette da disabilità vivono in famiglia, ossia il 95%. Malgrado l’alto numero di persone coinvolte fino ad ora è stato fatto poco in loro favore. L’assistenza è così travolgente che diventa quasi una malattia “familiare” con disagi per tutti i componenti ed è causa di impoverimento, perdita di lavoro e isolamento.

In concreto è fondamentale che le Istituzioni diano maggiore riconoscimento giuridico al lavoro di cura del familiare, favorendone il mantenimento dell’occupazione e l’eventuale reinserimento o ripresa dell’attività lavorativa e attuino specifiche strutture di supporto alla famiglie coinvolte.

Articolo pubblicato su E Polis Roma in data 23 maggio 2007.

La vita di un portatore di handicap

21 Maggio, 2007

La vita di un portatore di handicap non è semplice soprattutto quando si attiva per ottenere il riconoscimento del proprio stato di invalidità che possa rendergli il rapporto con se stesso e la società più normale e dignitoso. Ciò che spesso nasce per evitare abusi, finisce per favorirli.

L’obbligo di affrontare le Commissioni mediche presso le Asl diviene un percorso di guerra, sovente appesantito da umiliazioni e difficoltà, al limite della sopportazione. A volte si ha la sensazione che le decisioni prese da tali Commissioni rispondano più a criteri politici che di giustizia. I tempi di attesa anche a causa del passaggio della documentazione dalle Commissioni civili a quelle militari si dilatano in barba a qualsiasi previsione.

Si ha la sensazione, che quello che è nato come esigenza di controllo si trasformi in una ghigliottina che finisce per decapitare proprio le persone che sono maggiormente in stato di gravità. Ne è testimonianza quanto espresso dalla deliberazione del Consiglio comunale di Roma del 19 febbraio 2007, che limita ai soli malati che posseggono un’autovettura munita di comandi adattati il riconoscimento del diritto a ottenere la concessione di un posto di parcheggio riservato gratuito.

Proprio in ossequio al bisogno di controllare ed evitare gli abusi, si è finito per colpire quei malati, che pur non possedendo quel particolare requisito sono affetti da patologie degenerative, progressive, incurabili. Questa delibera ha inoltre provveduto, quasi con orgoglio, alla istituzione di una Commissione, i cui compiti sono fumosi in quanto fa riferimento alla possibilità di concessione del parcheggio, anche in assenza di quel requisito, purché il caso risponda a un non meglio specificato criterio di “particolare rilevanza sociale”. Così, mentre si rileva sempre più spesso che le Commissioni diventano strumenti burocratici che rallentano la prassi amministrativa, ne vengono create di ulteriori. Si scarica definitivamente sul malato l’onere di rispondere ad esigenze che sono solo ostacoli ad un buon andamento della cosa pubblica.

Sarebbe pertanto opportuno che la delibera del Consiglio comunale venga riesaminata, evitando ingiuste discriminazioni.

Si dovrebbe arrivare ad un sistema che veda nel malato il centro di riferimento dell’azione delle istituzioni e in cui le Commissioni mediche comunichino una immagine di servizio.

L’articolo è stato pubblicato originariamente su EPolis Roma del 16 Maggio ‘07