Archivio per il 'EPolis'Categoria

Commiato da E Polis

4 Gennaio, 2008

Cari lettori,

dal I gennaio 2008 termina la mia collaborazione con il quotidiano E Polis Roma. Dopo il cambio dell’editore arriva il cambio dei direttori del giornale e coerentemente è opportuno che finisca anche la mia collaborazione. Continuerò a scrivere “pensieri in libertà” sul mio Blog e perciò Vi prego ancora di leggere e commentare i miei scritti. Di seguito potete trovare il saluto di commiato firmato da me e da altri che collaboravano con E Polis.

GLI EDITORIALISTI DI EPOLIS LASCIANO IL GIORNALE CON IL CAMBIO DI DIREZIONE

In questi anni, mesi e anche in queste settimane abbiamo scritto su questo giornale i nostri commenti, le nostre opinioni, le nostre valutazioni. Abbiamo espresso le nostre idee liberamente, non solo senza censure, ma anche senza pressioni o suggerimenti esterni. Che non avremmo comunque accettato.

Ci siamo sentiti parte di un progetto innovativo e libero, di cui abbiamo condiviso idealità e valori.Mentre tanto  ci si preoccupa – giustamente – dei destini dell’informazione e dei gravi rischi cui la   libertà di stampa è sottoposta, noi abbiamo potuto praticarla  su queste pagine.

L’attuale direzione l’ha garantita e vogliamo oggi riconoscerle pubblicamente il merito.

Il direttore Antonio Cipriani e il condirettore Gianni Cipriani hanno deciso di lasciare il timone di questo giornale, considerando esaurito il loro ruolo. Ne prendiamo atto, non senza rammarico, ma con piena comprensione. Con ciò anche il nostro ruolo si conclude su queste pagine. Ci fermiamo qui insieme a loro. Grazie  ai lettori che ci hanno gratificato della loro attenzione e, talvolta, anche delle loro critiche. A tutti buona fortuna.

Firmato da: 

Vauro Senesi, Ennio Remondino, Mario Morcellini, Silvia Garambois, Luigi Malabarba, Valter Bielli, Alberto Crespi, Nicola Cacace, Valeria Parboni, Giovanni Garuti, Salvatore Cannavò, Domenico Secondulfo, Paola Di Nicola, Giulietto Chiesa, Nicola Tranfaglia, Fabrizio Berruti, Roberta Serdoz, Fabio Cortese, Piero Benassai, Lia Celi, Walter Vitali, Stefano Marcelli, Andrea Porcheddu., Angelo Figorilli, Nicola Quadrano, Alceste Santini, Stefano Marcelli, Alberto Severi, Guido Barlozzetti, Arturo Meli, Giordano Montecchi. Chiara Lalli, Gianfranco Pagliarulo, Antonio D’Andrea, Ritanna Armeni, Oliviero Bergamini, Luigi De Ficchy, Ivano Marescotti, Stefano Epifani e altri.

Vittime in attesa di giustizia

21 Dicembre, 2007

Cosa c’è nel cuore dei familiari di un lavoratore deceduto per un infortunio sul lavoro dopo che sono passati alcuni giorni dal fatto luttuoso e quando è necessario pensare a coloro che restano? Prima di tutto il dolore per la crescente consapevolezza che la persona cara uscita un giorno per andare a lavorare non tornerà più a casa. Poi sopraggiunge la preoccupazione economica per la perdita di un reddito che sosteneva la famiglia. La vita prosegue nella speranza che i responsabili dell’accaduto vengano condannati alle giuste sanzioni penali e al risarcimento dei danni.

Quale garanzia esiste nel nostro ordinamento che tale desiderio di giustizia si concretizzi? Un procedimento per omicidio colposo per violazione delle norme antinfortunistiche comporta indagini che hanno bisogno di accertamenti lunghi e complessi. I difensori degli indagati devono provare l’assenza di responsabilità da parte dei loro assistiti e spesso cercano di dimostrare che è il lavoratore che ha commesso una imprudenza o non ha rispettato le regole antinfortunistiche. In tali casi ai familiari delle vittime appare che l’accusato sia la vittima. A volte risulta che l’infortunato ha effettivamente commesso una imprudenza, ma la responsabilità morale risale all’azienda, che nella logica del massimo profitto ha impegnato il lavoratore nella catena produttiva senza un’adeguata formazione.

Con una procedura di giudizio lenta e piena di regole inutilmente garantiste, si può prevedere che per il 90% delle contravvenzioni relative alle norme antinfortunistiche sopraggiunga la prescrizione. Quando per l’omicidio colposo si arriva a una condanna penale definitiva, la sanzione, che viene di solito sospesa, non risulta proporzionata alla gravità del danno. Spesso i familiari delle vittime dopo battaglie legali che durano anni perdono la speranza di avere un’adeguata riparazione economica e accettano risarcimenti simbolici. È necessario pertanto un salto culturale, stabilendo canali di priorità per tali procedimenti e ponendo la responsabilità delle aziende al centro del sistema sanzionatorio. Soprattutto occorre prevedere meccanismi di riparazione immediati e adeguati a favore delle vittime, ampliando anche le prestazioni di copertura del danno a carico dell’INAIL.

Articolo pubblicato su E Polis Roma in data 19.12.2007

Il nodo dei permessi per disabili

12 Dicembre, 2007

Il caso del Comandante dei vigili urbani di Roma, rimosso dall’incarico per aver utilizzato impropriamente un permesso di parcheggio auto per disabili, ha riportato nuovamente l’attenzione dei media sulla concessione e sull’uso dei parcheggi riservati. Da tempo il Comune sta operando al fine di prevenire le illegalità e sanzionare chi abusa del diritto riconosciuto a invalidi e portatori di handicap. Già il 19 febbraio scorso è stata deliberata da parte del Consiglio comunale di Roma una normativa che limita ai malati, che possiedono un’autovettura munita di comandi “adattati”, il riconoscimento del diritto a ottenere la concessione di un parcheggio riservato. Per le richieste di permesso avanzate dai disabili senza tale requisito è previsto il vaglio di una Commissione valutativa. Tale normativa, mirante a prevenire le illegalità, ha avuto anche effetti ingiustamente punitivi. Molto discutibile è stata la divisione che si è operata tra invalidi, distinguendo le patologie non in base a una evidente gravità, ma in considerazione della presenza di ausili nell’autovettura. Nei giorni scorsi si è poi saputo che la Commissione ha dato risposta positiva solo a 47 richieste di permesso su 230 domande e deve ancora esaminarne 256. Risulta purtroppo evidente che la Commissione sta operando con forti ritardi e che molti richiedenti da mesi attendono una risposta. Inoltre alcuni invalidi e portatori di handicap si sono visti motivare dalla Commissione il rifiuto alla concessione del parcheggio personalizzato con questa formula: “ha espresso parere sfavorevole, non ravvisando elementi di particolare rilevanza sociale tali da ritenere necessaria la concessione di un posto auto personalizzato”.

La pubblica amministrazione ha l’obbligo di motivare i suoi provvedimenti in maniera logica e comprensibile. È certo difficile per il disabile comprendere un diniego fondato su un criterio dal significato oscuro, consistente nella “mancanza di particolare rilevanza sociale” del proprio handicap. Sarebbe opportuno che il Comune di Roma riveda i criteri con cui la Commissione valutativa deve operare allo scopo di evitare che vengano penalizzati dai controlli relativi ai permessi soggetti che hanno invece diritto al massimo aiuto da parte delle istituzioni.

Articolo pubbicato su E Polis Roma in data 12-12-2007

I rischi dei farmaci “liberalizzati”

5 Dicembre, 2007

Quando nel luglio 2006 il decreto Bersani aprì la vendita degli OTC (cosiddetti farmaci da banco) nei supermercati e nelle parafarmacie, vi fu una forte opposizione da parte delle associazioni di categoria dei farmacisti, non tanto perché veniva loro sottratta una parte di mercato quanto perché si violava il principio consolidato secondo cui “il farmaco” deve essere venduto attraverso una rete organizzata con regole rigide e sottoposta a una continua attività di controllo.

 La liberalizzazione permessa dal decreto ha creato nuovi posti di lavoro e calmierato i prezzi di alcuni medicinali. Si è però aperta una pericolosa breccia concettuale nel sistema di cautele che deve circondare la vendita dei farmaci, aggravata dall’approvazione nel giugno scorso alla Camera dei Deputati di un disegno di legge che permette a supermercati e parafarmacie la vendita dei medicinali di fascia C con obbligo di ricetta. Tra questi vi sono farmaci come gli antiaggreganti e gli psicofarmaci con possibili pesanti effetti collaterali.

La loro vendita in esercizi sottoposti a minori controlli induce alle più ragionevoli preoccupazioni, considerato il rischio che nelle maglie di un sistema meno rigido si faccia strada la vendita di farmaci contraffatti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il 7% dei farmaci venduti nel mondo sono contraffatti. Si tratta di falsificazioni spesso scoperte solamente dopo decessi o complicazioni gravi insorte negli assuntori del farmaco falso. Il fenomeno riguarda non solo i paesi in via di sviluppo, ma anche i paesi dell’area occidentale. Un’alta percentuale del traffico è gestita dalla criminalità cinese, che anche nel nostro paese è molto attiva nella contraffazione e nella vendita di merci contraffatte, tanto da aver stretto rapporti operativi con la camorra nel Lazio e in Campania.

A ragione pertanto le associazioni di categoria dei farmacisti si stanno opponendo all’approvazione definitiva del citato disegno di legge sulla base di un progetto che prevede invece un considerevole aumento del numero delle farmacie. Troppo alto è il rischio derivante da una eccessiva liberalizzazione nel settore: al contrario è necessario aumentare i controlli lungo la catena distributiva dei farmaci per salvaguardare la salute dei cittadini.

Articolo pubblicato su E Polis Roma in data 5-12-2007

Farmacie,un’iniziativa lodevole

28 Novembre, 2007

Sulla porta di accesso di molte farmacie del Lazio da alcuni mesi è comparsa una vetrofania che raffigura un cuore sovrapposto alla scritta “Farmacia con defibrillatore”. Si tratta di una importante iniziativa di Federfarma Lazio che, a spese e responsabilità dei titolari di farmacie che vi partecipano, tende a creare una rete di defibrillatori a disposizione dei cittadini nel Lazio.

 Il progetto intende ridurre l’elevato pericolo di morte che grava su circa 8.500 persone, che ogni anno nel Lazio sono colpite da arresto cardiaco improvviso. L’utilizzo tempestivo di un defibrillatore può infatti salvare la vita della persona colpita, evitando danni neurologici permanenti.

Inizialmente 200 farmacie hanno acquistato gli apparecchi e ben 350 farmacisti hanno conseguito il diploma di operatori grazie all’accordo per la formazione con ARES 118. Conosciuta e apprezzata l’iniziativa, il Sindaco di Roma Veltroni e il presidente della Regione Lazio Marrazzo hanno deciso di dare la collaborazione delle istituzioni territoriali per ampliare la rete anche alle farmacie più piccole dislocate nei comuni lontani dai pronti soccorsi ospedalieri. Con grande sforzo organizzativo in pochi mesi il progetto si è esteso ed entro la fine dell’anno saranno 400 le farmacie dotate di defibrillatore e oltre 600 i farmacisti abilitati al suo uso.

 L’esperienza si inserisce nel nuovo ruolo che da tempo stanno assumendo le farmacie quali presidi sanitari sul territorio, anche con riferimento ad interventi di pronto soccorso. Sempre più frequentemente nelle farmacie il cittadino può trovare servizi sanitari aggiuntivi, quali analisi o misurazione della pressione sanguigna. Molte farmacie sono dotate anche di apparecchio elettrocardiografo, i cui risultati vengono visualizzati per via telematica, in tempo reale, da un cardiologo che rilascia un referto immediato. I titolari di farmacie inoltre hanno confermato la disponibilità al supporto sanitario, organizzando conferenze presso centri anziani, concernenti l’uso appropriato dei farmaci. La collaborazione tra istituzioni e operatori sanitari del territorio è la via maestra per rendere sempre più efficiente e moderno il Servizio Sanitario Nazionale e contemporaneamente ottenere un forte abbattimento dei costi.

Articolo pubblicato su E Polis Roma in data 28-11-20007

Omeopatia, ora serve una legge

22 Novembre, 2007

Il 9 novembre scorso si è svolta a Roma la cerimonia di apertura dell’anno accademico 2007 – 2008 della Scuola Italiana Medicina Omeopatica Hahnemanniana. La prestigiosa scuola è giunta al 61° anno di attività ed è diretta dal Professor Antonio Negro, decano dei medici omeopatici italiani. La seduta inaugurale è stata l’occasione per fare il punto sulle differenze tra le Scuole omeopatiche che seguono gli insegnamenti di Samuele Hahnemann e altre Scuole, che pur richiamandosi all’omeopatia non seguono gli insegnamenti principali del suo fondatore. Per il grande medico tedesco la corretta legge del “simile” (in greco Omeos) prevede l’uso di medicamenti sperimentati sull’uomo sano e che provocano sullo stesso uno stato simile alla malattia.

Secondo dati forniti dall’Eurispes sono almeno 11 milioni gli italiani che si curano con l’omeopatia. In realtà molti utenti dell’omeopatia non conoscono le fondamentali differenze tra le terapie di cura omeopatiche. I cultori della tradizione hahnemanniana parlano delle altre scuole omeopatiche come di una omeopatia “allopatizzata”, cioè vicina più ai criteri della medicina convenzionale che non a quella dell’omeopatia hahnemanniana. Diventa pertanto sempre più urgente l’emanazione di una legge che disciplini la medicina omeopatica, garantendo la formazione di medici tramite scuole e Università qualificate e favorendo una migliore conoscenza di tale medicina alternativa da parte dei cittadini.

I tentativi effettuati da circa 20 anni di una regolamentazione della materia sono falliti per le pressioni dei sostenitori della medicina convenzionale come unica terapia efficace. In realtà molte ricerche scientifiche effettuate con metodologie moderne dimostrano l’efficacia terapeutica dei farmaci omeopatici, tanto che numerosi paesi europei ed extraeuropei hanno riconosciuto il valore di farmaco a tutti gli effetti al medicinale omeopatico. Il principio costituzionale della libertà di cura può essere rispettato solamente tramite una reale libertà terapeutica e questa può essere garantita per quanti desiderano ricorrere all’omeopatia solo con la previsione dell’inserimento dei farmaci omeopatici nel prontuario terapeutico nazionale e del loro rimborso da parte del Servizio Sanitario Nazionale.

Articolo pubblicato su E Polis Roma in data 21 novembre 2007

Due o tre cose da dire a Fioroni

17 Novembre, 2007

Con l’emanazione dell’ordinanza, che nei giorni scorsi ha reso esecutivo il decreto sul recupero dei debiti scolastici, il Ministro della Pubblica Istruzione Fioroni ha toccato presso gli studenti il culmine della sua impopolarità. Il Ministro è andato avanti per la sua strada nonostante le proteste degli studenti, che in ottobre avevano indetto uno sciopero contro tale decisione e che avevano contestato direttamente il Ministro con urla e fischi di disapprovazione nel corso di una sua visita al Liceo Morgagni di Roma.

 La delibera prevede che lo studente che non recupera il debito formativo, anche in una sola materia, nel corso dell’anno dovrà affrontare, dopo i corsi di recupero estivi, la verifica finale a settembre da parte del Consiglio di classe, che deciderà se potrà passare alla classe successiva. Per gli studenti la verifica equivale alla reintroduzione degli esami di riparazione, il Ministro invece ha parlato di una rimodulazione dei tempi di recupero. Una maggiore chiarezza sarebbe stata opportuna, primo  perché è difficile distinguere il test di verifica di settembre da un esame di riparazione,  secondo  perché un cambiamento così importante doveva essere approvato con legge dopo un approfondito dibattito parlamentare.

 La reintroduzione nell’ordinamento scolastico di elementi di meritocrazia deve essere comunque considerata positiva in quanto la politica scolastica degli ultimi anni, fondata sull’assenza di efficaci momenti di sbarramento per i non meritevoli, ha investito negativamente la scuola, l’Università e le professioni, abbassandone il livello culturale a limiti insostenibili per la società civile. Per compiere un reale cambiamento è necessario però interrompere la politica di delegittimazione e demotivazione operata da troppo tempo nei confronti del corpo insegnante che, nonostante abbia gli stipendi più bassi d’Europa, anche di recente è stata costretta a scioperare per il rinnovo del contratto di categoria. Contemporaneamente è necessario introdurre elementi di meritocrazia per la carriera degli insegnanti in modo da fornire loro nuovi stimoli, anche economici, e così favorire lo sviluppo di moderni modelli di insegnamento, che riportino la scuola al passo con le esigenze della società.

Articolo pubblicato su E Polis Roma in data 14-11-2007

Evitiamo il ripetersi di tali orrori

8 Novembre, 2007

Tanti cittadini romani hanno ritenuto intollerabile che alcuni politici abbiano parlato di emergenza legata al fenomeno dell’immigrazione rumena dopo l’omicidio di Giovanna Reggiani, come se si trattasse di un fatto straordinario che ha colto di sorpresa la classe politica. Non si può dimenticare che questo barbaro omicidio è l’ultimo di una serie di crimini violenti commessi nella città. Solo il giorno dopo l’omicidio si sono presi provvedimenti più visibili, sulla base della spinta emotiva, con l’attribuzione ai Prefetti del potere di espulsione dei cittadini comunitari per Tanti cittadini romani hanno ritenuto intollerabile che alcuni politici abbiano parlato di emergenza legata al fenomeno dell’immigrazione rumena dopo l’omicidio di Giovanna Reggiani, come se si trattasse di un fatto straordinario che ha colto di sorpresa la classe politica. Non si può dimenticare che questo barbaro omicidio è l’ultimo di una serie di crimini violenti commessi nella città. Solo il giorno dopo l’omicidio si sono presi provvedimenti più visibili, sulla base della spinta emotiva, con l’attribuzione ai Prefetti del potere di espulsione dei cittadini comunitari per motivi di pubblica sicurezza e con lo sgombero e l’abbattimento degli insediamenti illegali dei rumeni. Si tratta di provvedimenti utili ma non sufficienti e sicuramente tardivi, anche perché il problema, al contrario di quanto sostenuto dal sindaco Veltroni, non nasce nel gennaio 2007, data dell’ingresso della Romania nell’UE. Da almeno dieci anni le manifestazioni delinquenziali connesse al fenomeno immigratorio hanno assunto caratteristiche strutturali invasive e permanenti e da almeno cinque anni le relazioni delle forze di polizia segnalano la crescente pericolosità della criminalità rumena. Bisogna affrontare il fenomeno criminale non dopo il singolo fatto delittuoso, ma in maniera preventiva attuando un controllo del territorio da parte delle forze di polizia con modalità più incisive di quelle attuali. È ingiustificabile che stazioni ferroviarie come quella di Tor di Quinto, che vede il passaggio di migliaia di cittadini ogni giorno, vengano lasciate prive di un posto fisso di polizia. È ancora più assurdo se si considera che era ben conosciuto che a distanza di pochi metri vi fosse un insediamento illegale di rumeni. Ma il problema di un controllo adeguato del territorio riguarda tutta la città e non solamente il contrasto alla criminalità rumena. I sindacati di polizia lamentano che negli ultimi anni il parco auto e le risorse umane del Reparto Volanti sono diminuiti del 50%. Secondo tali dati a Roma per ogni turno sono in servizio solo 13 volanti, in alcuni giorni anche meno. Si tratta di dati clamorosi, che confermano gravi lacune nel sistema di prevenzione, su cui è necessario intervenire subito per evitare il ripetersi di altri orrori.Articolo pubblicato su E Polis Roma in data 7-11-2007 

Il labirinto delle ganasce fiscali

31 Ottobre, 2007

Dai commenti e dalle visite sul mio blog, il cui indirizzo è in calce, risulta un forte interesse sull’argomento delle ganasce fiscali: migliaia di romani sono stati raggiunti da preavvisi di fermo veicoli e da avvisi di iscrizione di ipoteca e così colpiti nei loro beni primari. I commenti peraltro rivelano il desiderio di una maggiore presenza dello Stato con l’attuazione di una politica di fermezza contro gli evasori.

È maturato un rifiuto alla perenne politica dei condoni, ma vi è anche la voglia di uno Stato efficiente. Non è tollerabile che le intimazioni di pagamento, concernenti imposte o contravvenzioni al Codice della strada, siano notificate a distanza di molti anni, a volte un giorno prima dello scadere dei termini di prescrizione. In tali casi la contravvenzione non ha più alcun effetto preventivo rispetto a ulteriori violazioni della stessa norma, anche perché il sanzionato può non ricordarsi più dell’episodio. Di un’imposta o di una contravvenzione, relative a molti anni prima, l’interessato può non essere in possesso della documentazione e più che l’importo richiesto spaventa la preoccupazione di non poter dimostrare le proprie ragioni.

La vera angoscia sta poi nel doversi recare presso l’Ufficio contravvenzioni del Comune di Roma o presso gli uffici della società concessionaria della riscossione dei tributi, dove è normale trascorrere molte ore per avere semplici informazioni. Perdere intere giornate ed essere rinviati da un ufficio all’altro, spesso per un errore dell’Ente che ha emesso la cartella esattoriale, allontana i cittadini dalle istituzioni.

Ma succede di peggio: è paradossale che i preavvisi di fermo veicoli, concernenti  contravvenzioni al Codice della strada, contengano l’informazione errata che si possa ricorrere alla Commissione tributaria provinciale. In tali casi il ricorso è inammissibile per difetto di giurisdizione in quanto la Commissione tributaria provinciale è competente solo per i crediti di natura tributaria. Come si può pretendere il rispetto delle istituzioni quando sono proprio queste a indurre il cittadino in errore? In un settore così delicato gli Enti preposti non possono continuare ad effettuare tagli di spesa ma devono investire in termini di una migliore qualità dei servizi.

Articolo pubblicato su E Polis Roma in data 31 ottobre 2007

Code eterne nella Città Eterna

24 Ottobre, 2007

L’immagine di ogni paese è legata al godimento del suo patrimonio artistico. Quando un turista viaggia in una città europea, si costringe a dei veri Tour de force per vedere quanto più possibile e minimizzare le perdite di tempo. Chi va a Parigi a visitare Il Louvre trova di solito una fila tra i 100–200 metri all’ingresso della “Piramide” trasparente resa celebre dal film “Il Codice Da Vinci”. La coda è dovuta al controllo operato sulle persone e sulle borse. La fila comunque non dura più di 10–15 minuti. Per fare il biglietto poi non si perde un minuto, dato che moltissimi apparecchi elettronici lo emettono previo inserimento di monete. Si entra quindi al Louvre senza stress: si tratta di un biglietto da visita eccellente per Parigi e per i francesi. Il turista che viene a Roma non può mancare una visita ai Musei Vaticani, che sono tra i più importanti musei del mondo e ospitano capolavori ineguagliabili, che vanno dall’Epoca Egizia al tardo Rinascimento. Ma qui il biglietto da visita presentato è differente. I visitatori provenienti da ogni parte del mondo sono costretti a file che possono durare anche 2–3 ore e che si allungano per 500–600 metri dall’ingresso dei Musei in viale Vaticano fino a quasi il colonnato di San Pietro. Questo succede con il sole cocente o con il freddo intenso, con la pioggia o con il vento, su un marciapiede stretto assaliti dai venditori ambulanti. Pure estasiati dalle meraviglie michelangiolesche non credo che i visitatori si dimenticheranno della tortura di quelle ore di attesa. È mai possibile che le autorità del Vaticano, in collaborazione con quelle italiane, non abbiano trovato il modo di ovviare all’inconveniente che dura da troppi anni? Non c’è lo spazio per costruire una piramide, ma certo la tecnologia attuale è in grado di suggerire varie soluzioni. Né credo che manchino i mezzi economici da destinare a tale fine, dato che per il Vaticano i Musei rappresentano un introito rilevantissimo, considerato il numero dei visitatori che nel 2006 hanno superato i 4 milioni. Trovare la soluzione migliorerà l’immagine di Roma e del Vaticano agli occhi del mondo e darà modo anche ai romani, che oggi sono scoraggiati da quella fila, a godere più spesso di un patrimonio che hanno a casa loro. 

Articolo pubblicato su E Polis Roma in data 24 ottobre 2007