Due o tre cose da dire a Fioroni

17 Novembre, 2007

Con l’emanazione dell’ordinanza, che nei giorni scorsi ha reso esecutivo il decreto sul recupero dei debiti scolastici, il Ministro della Pubblica Istruzione Fioroni ha toccato presso gli studenti il culmine della sua impopolarità. Il Ministro è andato avanti per la sua strada nonostante le proteste degli studenti, che in ottobre avevano indetto uno sciopero contro tale decisione e che avevano contestato direttamente il Ministro con urla e fischi di disapprovazione nel corso di una sua visita al Liceo Morgagni di Roma.

 La delibera prevede che lo studente che non recupera il debito formativo, anche in una sola materia, nel corso dell’anno dovrà affrontare, dopo i corsi di recupero estivi, la verifica finale a settembre da parte del Consiglio di classe, che deciderà se potrà passare alla classe successiva. Per gli studenti la verifica equivale alla reintroduzione degli esami di riparazione, il Ministro invece ha parlato di una rimodulazione dei tempi di recupero. Una maggiore chiarezza sarebbe stata opportuna, primo  perché è difficile distinguere il test di verifica di settembre da un esame di riparazione,  secondo  perché un cambiamento così importante doveva essere approvato con legge dopo un approfondito dibattito parlamentare.

 La reintroduzione nell’ordinamento scolastico di elementi di meritocrazia deve essere comunque considerata positiva in quanto la politica scolastica degli ultimi anni, fondata sull’assenza di efficaci momenti di sbarramento per i non meritevoli, ha investito negativamente la scuola, l’Università e le professioni, abbassandone il livello culturale a limiti insostenibili per la società civile. Per compiere un reale cambiamento è necessario però interrompere la politica di delegittimazione e demotivazione operata da troppo tempo nei confronti del corpo insegnante che, nonostante abbia gli stipendi più bassi d’Europa, anche di recente è stata costretta a scioperare per il rinnovo del contratto di categoria. Contemporaneamente è necessario introdurre elementi di meritocrazia per la carriera degli insegnanti in modo da fornire loro nuovi stimoli, anche economici, e così favorire lo sviluppo di moderni modelli di insegnamento, che riportino la scuola al passo con le esigenze della società.

Articolo pubblicato su E Polis Roma in data 14-11-2007

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