Code eterne nella Città Eterna

24 Ottobre, 2007

L’immagine di ogni paese è legata al godimento del suo patrimonio artistico. Quando un turista viaggia in una città europea, si costringe a dei veri Tour de force per vedere quanto più possibile e minimizzare le perdite di tempo. Chi va a Parigi a visitare Il Louvre trova di solito una fila tra i 100–200 metri all’ingresso della “Piramide” trasparente resa celebre dal film “Il Codice Da Vinci”. La coda è dovuta al controllo operato sulle persone e sulle borse. La fila comunque non dura più di 10–15 minuti. Per fare il biglietto poi non si perde un minuto, dato che moltissimi apparecchi elettronici lo emettono previo inserimento di monete. Si entra quindi al Louvre senza stress: si tratta di un biglietto da visita eccellente per Parigi e per i francesi. Il turista che viene a Roma non può mancare una visita ai Musei Vaticani, che sono tra i più importanti musei del mondo e ospitano capolavori ineguagliabili, che vanno dall’Epoca Egizia al tardo Rinascimento. Ma qui il biglietto da visita presentato è differente. I visitatori provenienti da ogni parte del mondo sono costretti a file che possono durare anche 2–3 ore e che si allungano per 500–600 metri dall’ingresso dei Musei in viale Vaticano fino a quasi il colonnato di San Pietro. Questo succede con il sole cocente o con il freddo intenso, con la pioggia o con il vento, su un marciapiede stretto assaliti dai venditori ambulanti. Pure estasiati dalle meraviglie michelangiolesche non credo che i visitatori si dimenticheranno della tortura di quelle ore di attesa. È mai possibile che le autorità del Vaticano, in collaborazione con quelle italiane, non abbiano trovato il modo di ovviare all’inconveniente che dura da troppi anni? Non c’è lo spazio per costruire una piramide, ma certo la tecnologia attuale è in grado di suggerire varie soluzioni. Né credo che manchino i mezzi economici da destinare a tale fine, dato che per il Vaticano i Musei rappresentano un introito rilevantissimo, considerato il numero dei visitatori che nel 2006 hanno superato i 4 milioni. Trovare la soluzione migliorerà l’immagine di Roma e del Vaticano agli occhi del mondo e darà modo anche ai romani, che oggi sono scoraggiati da quella fila, a godere più spesso di un patrimonio che hanno a casa loro. 

Articolo pubblicato su E Polis Roma in data 24 ottobre 2007

5 Risposte a “Code eterne nella Città Eterna”

  1. Nicola Dice:

    Basterebbe tanto poco per ottenere tantissimo! Ma in Italia siamo duri di comprendonio!

  2. luigideficchy Dice:

    Gent.sig.Nicola,
    io credo invece che non ci manchi la comprensione di come risolvere le situazioni nella maniera migliore, ma siamo troppo indaffarati a pensare in miopi termini di vantaggi personali.

  3. Marino Dice:

    E’ ancora lontano il tempo in cui gli Amministratori dei beni Culturali, creino un accordo con l’Associazione Albergatori e l’Ente Italiano per il Turismo il cui obiettivo comune sarebbe visto che per ora non lo è, di gestire il flusso turistico con prenotazioni e costi preventivamente pubblicizzati presso le Agenzie, al fine di prevenire e ridurre disagi del genere.
    Il Quirinale ha optato per questo servizio, gestendo e ripartendo le visite guidate per le scolaresche ed impedendo così affluenze improvvise e continue come quelle che si verificano ai Musei Vaticani.
    Pres. Naz. A.N.DI.CO.S.I.

  4. ufficio stampa Dice:

    GLI EDITORIALI DI ANTONELLO DE PIERRO

    Vergognati, Maurizio!

    di Antonello De Pierro

    E’ un grido di dolore quello che si leva da qualche mese dal mondo della cultura, dopo che la televisione ha catapultato nelle case degli italiani il discusso programma denominato “Grande Fratello”, creando un prodotto inconsistente, che è stato immediatamente e incomprensibilmente rapito dalle cronache dei media. E quando parlo di cultura naturalmente mi riferisco a quella con la c maiuscola, quella dei grandi (purtroppo pochi) uomini, quella nella sua accezione più ampia, quella che ha da sempre rifiutato di nutrirsi di surrogati ideologici e di imparare la lezione della buona ipocrisia, tanto amata dai più. Eppure la televisione, che ormai da anni affoga in una programmazione demenziale, diseducativa, ripetitiva e scadente, ci aveva abituati da tempo allo squallore delle telenovelas e della soap opera, incollando ai teleschermi il popolo televisivo delle casalinghe, col grembiule al ventre, che tra un bucato e l’altro, per innaffiare l’arido giardino della solitudine giornaliera, si incantavano e sognavano di fronte ai miti improbabili di “Beatiful” o di “Quando si ama”. Si trattava sempre e comunque di artisti che, costretti da esigenze professionali e allettati da ingaggi stratosferici, legavano il proprio nome a produzioni di scarso valore culturale. Con il “Grande Fratello” si è valicato ogni limite di decenza, i colossali interessi economici hanno relegato in soffitta qualsiasi senso di moralità. Un manipolo di ragazzi comuni, messi per cento giorni a colloquio con l’occhio freddo di una telecamera “guardona”, sbattuti davanti a pupille spalancate collegate a cervelli altrettanto ristretti, e scaraventati verso una notorietà di cartone non supportata da un’adeguata preparazione professionale. Un business ben congegnato, che ha affondato facilmente le radici in un terreno intriso di sottocultura e ignoranza, atto a spremere come limoni le illusioni di un gruppo di giovani che forse avrebbero potuto intraprendere carriere sicuramente più idonee alle loro attitudini, piuttosto che essere magnificati dai “polli d’allevamento” dell’Italia provinciale che si entusiasma di fronte a tutto ciò che passa sul piccolo schermo, ma essere sottoposti giustamente al mortificante rito dell’irrisione da parte delle vere teste pensanti nazionali. Ed ecco invece i vari Pietro, Salvo, Marina, Cristina, Rocco, Lorenzo, invasati da una droga che si chiama successo, correre con la naturalezza dell’inevitabile, a suon di apparizioni varie, verso un futuro incerto, segnato da suggestioni pseudo-professionali. Di fronte ad una tale situazione non posso avvolgere le mie parole nella carta zuccherata e rinunciare a dissotterrare l’ascia di guerra della polemica. C’è una categoria in Italia fortemente rappresentata, quella degli artisti veri, spinti dal comando imperioso di un’acrobatica passione per lo spettacolo, che annaspa da sempre nell’oceano della precarietà e vive costantemente in bilico sul baratro della disoccupazione. Le scuole di preparazione artistica ne sfornano a centinaia; basta girare i teatri, anche i più piccoli, per scoprire veri talenti, di cui l’Italia non è mai stata avara. E invece ecco apparire improvvisamente sulla scena Marina La Rosa, che ubriacata dalla popolarità riesce ad offendere finanche quei fotografi che da sempre hanno fatto la fortuna dei vip, definendoli “braccia rubate all’agricoltura”; la Sofia nazionale ancora venera i professionisti dei flash a raffica ( comunque c’è da dire che sulla Loren le brume del mito si sono posate davvero). Ma il prodotto più scandaloso si chiama Pietro Taricone, che calzando la sua normale faccia da bullo di paese riesce incredibilmente a vendere la sua presenza a fior di milioni nelle discoteche di provincia e nei suoi sogni lascia ingenuamente galleggiare un futuro alla Kevin Costner: l’importante è crederci, ma purtroppo il risveglio sarà doloroso e disastroso

    E’ già criticabile l’operazione, che ha messo a nudo il livello di sottocultura di gran parte degli italiani, ma purtroppo per i produttori televisivi, non è facile sacrificare i propri interessi sull’altare della cultura, della moralità e del buonsenso. Ma quando un giornalista di grande spessore, con vocazione da imprenditore, marcia con i cingoli sopra ogni principio etico-professionale, allora
    il caso diventa inquietante. Quanta popolarità in meno avrebbero ottenuto i ragazzi “usa e getta” del “Grande Fratello” se non fossero stati foraggiati dall’ala protettiva di Costanzo, che li ha aiutati a continuare la semina dei germi di tutti gli aspetti deteriori dell’odierna società? Probabilmente i valori del grafico di notorietà sarebbero molto più modesti. Caro Maurizio, pesa su di te una forte responsabilità morale, sia nei confronti di quelli che il successo l’hanno cucito sulla propria pelle, strappando l’ago e il filo a rinunce e sacrifici fatti nelle scuole, nei teatri, nelle piazze, e sia nei confronti delle fasce più deboli dell’esercito dei telespettatori. Ho visto un giorno in un mercato un bambino giocare con dei soldatini e chiamarli con i nomi dei protagonisti del grande fratello. Hai sostenuto una trasmissione che, anche se con un ipocrita “bip” celava certe espressioni colorite, non dava comunque molto spazio all’immaginazione per capire, risultando quindi altamente diseducativa, tenuto conto anche della fascia oraria in cui veniva trasmessa. Sono tanti i petali di simpatia persi da te in questa occasione. Infine, colpito da un delirio di onnipotenza hai pensato bene di organizzare una puntata chiamata “Pietro contro tutti” in prima serata, con un Taricone versione re dei “coatti”, con canotta strizzamuscoli senza maniche, a troneggiare sul palco del teatro Parioli, ingaggiando un vittorioso “braccio di ferro” a colpi di audience con “La Piovra”, pellicola a interesse sociale in onda su Raiuno, mettendo a nudo ancora una volta, se qualcuno avesse avuto qualche ulteriore dubbio, il livello culturale dei telespettatori del “Maurizio Costanzo Show”. Un’ennesima conferma di come un grande giornalista abbia potuto bruciare sulla graticola dell’interesse economico, perché audience per te vuol dire sponsor, non dimentichiamolo, la propria credibilità professionale. Del resto in nome dell’audience avevi già rifiutato di ospitare in trasmissione i rappresentanti del “Comitato Vittime del Portuense”, perché chiaramente ventisette morti per te non hanno importanza, sono solo una lugubre contabilità di normale amministrazione giornaliera, di fronte al sacro inchino al potere dello sporco Dio denaro, a cui ti sei convertito e sottomesso. Vergogna!

  5. Marino Dice:

    Quando un potere legislativo, abbandona l’interesse di tutela dell’organo elettore, allora per distrarre l’attenzione dai propri fini che delegittimano lo stato di diritto, utilizza i Mass Media i cui interessi sono e restano l’Odience e la garanzia di profitti veloci e dai ridotti costi.
    Quello che accade nelle trasmissioni come il Grande Fratello, non si sa perchè non è stata poi chiamata Grande Sorella, ma anche l’Isola dei Famosi, ha nel suo intento quello di creare nel cittadino medio o meglio “mediocre” la novità di poter gestire la vita in un modo assolutamente privo di responsabilità, dove ciò che conta è essere al centro dell’attenzione e guadagnare soldi stando in vacanza.
    Comunque una cosa è certa, la bassezza è data non dalle regole ignobili del sistema radiotelevisivo, ma dalla finalità del canone distratto verso una realtà finta e piena di idioti che si sentono VIP per poco tempo.
    Ormai il popolo è destinato a vivere la propria stupidità destando invidia e clamore nelle popolazioni più degradate, le quali ultime invece spingono il proprio interesse verso la rivoluzione industriale, che a breve ci farà rimanere proprio all’ultimo posto nella graduatoria.
    Grazie RAI e Mediaset per l’alto senso della cultura che ci trasmettete SIC!, in fondo non ci resta che piangere davanti allo sfacelo di una cultura fondata su opere dei più illustri pensatori d’ogni tempo, che rabbrividiscono al sol pensiero di una Italia caduta tanto in basso da non conoscere neppure la propria lingua natia.
    Ben venga quel giorno in cui il nostro accodarci, permetterà la rinascita di menti illustre, che oggi non siedono più nelle poltrone del potere, perchè al loro posto siedono stolti e delinquenti, seppur condannati in via definitiva continuano imperterriti a giovar del loro ruolo essendo addiventati gli intoccabili del secolo XXI°.
    Comunque grazie a tutti coloro che ancora credono che la pubblicità sia l’anima del commercio e che la cultura non sia acqua, visto che passa per i torrenti delle scuole ed università e cade fuori dai cervelli vuoti presenti nelle trasmissioni di certo genere.
    Grazie popolo per non spegnere la TV quando i nostri soldi sono gettati al vento.
    Grazie per questo alto senso di responsabilità delle Amministrazioni di regalare fondi a direttori che perseguono uno scopo ed una carica politica che li protegge da ogni caduta, neanche fosse il miglior paracadute costruito sulla terra.
    Grazie per aver dato ai ns. figli la capacità di capire che il mestersi in mostra non deriva dal sapere ma da un compromesso spesso gestito in orizzontale con il produttore di turno.
    Grazie per averci regalato qusto alto senso del pudore, dove quello che conta è mostrare il lato peggiore.
    Grazie.

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