Durante lo scorso mese di agosto si è aperto un opportuno dibattito in sede politica sul tema della sicurezza. L’interesse è sembrato indirizzarsi verso le iniziative da intraprendere per un migliore contrasto alla criminalità mafiosa dato che la strage di Duisburg, derivante da una faida tra due famiglie della ‘ndrangheta originarie di San Luca, ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica che la criminalità organizzata controlla in Italia le risorse di buona parte del territorio.
Il dibattito invece si è improvvisamente ripiegato su fenomeni più marginali, dietro la spinta del clamore provocata dall’ordinanza del 25 agosto del Sindaco di Firenze. Con questa viene vietato l’esercizio del mestiere girovago di lavavetri e si stabilisce che l’inosservanza di tale disposizione è sancita ai sensi dell’art. 650 del Codice Penale, che punisce con l’arresto chi non osserva un provvedimento dato dall’Autorità.
Anche a Roma molti cittadini sono esasperati dal comportamento prepotente e minaccioso di alcuni lavavetri, che non si limitano a offrire un servizio ma cercano di imporlo.
D’altra parte non sembra giusto criminalizzare quanti in maniera educata svolgono questa attività per poter sopravvivere. Del resto il problema dei lavavetri non può risolversi con la minaccia di una denuncia per una contravvenzione, che la Cassazione con sentenza del 2002 ha già dichiarato non potersi applicare alle ordinanze sindacali che vietano l’attività di lavavetri. Inoltre se anche la denuncia per il reato di cui all’art. 650 C.P. o per una altra contravvenzione di nuovo conio avesse un seguito dibattimentale, la procedura sarebbe comunque destinata alla prescrizione dati i tempi biblici della nostra giustizia. Messe pertanto da parte le grida manzoniane, che cercano di tranquillizzare i cittadini senza alcun effetto pratico, si può comunque intervenire su due fronti: da una parte è necessario una migliore politica di controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, attualmente ancora insufficiente rispetto alla necessità di intervento immediato di fronte a episodi di violenza o di minaccia, dall’altra è necessario agire nella consapevolezza che l’attività dei lavavetri è in parte controllata dalla criminalità organizzata, considerato il suo stretto legame con il fenomeno dell’immigrazione clandestina.
Articolo pubblicato su E Polis Roma il 12 sett. 2007
20 Ottobre, 2007 a 1:02 pm
ma come possiamo unire il fenomeno lavavetri al fenomeno mafia nel lazio??? non LE sembra troppo esagerato?
23 Ottobre, 2007 a 5:54 pm
gent.sig Simone, i lavavetri al 99% sono immigrati clandestini e ormai emerge da tante inchieste che il fenomeno immigratorio è controllato dalla criminalità organizzata. Basta pensare alle barche che arrivano in Italia dall’Africa in tutte le stagioni. E’ necessario combattere prima di tutto queste organizzazioni con gli strumenti del codice penale e con la collaborazione internazionale.
Il pericolo per la collettività non viene pertanto dai lavavetri che sono prevalentemente pacifici e cercano solo di sopravvivere.