Archivio per Settembre, 2007

Se le lucciole sono sotto casa

20 Settembre, 2007

Francesca e Laura (i nomi sono di fantasia ma i fatti sono veri) vivono in un palazzo di via dei Prati Fiscali, a circa 200 metri dall’incrocio con la Salaria. Hanno 6 e 9 anni e dalla finestra della loro abitazione vedono sul marciapiede di fronte uno strano spettacolo: ogni pomeriggio arrivano alcune ragazze vestite normalmente e di fronte ai passanti si spogliano fino a rimanere in biancheria intima, che non lascia nulla all’immaginazione. Molte sono giovanissime, alcune sembrano bambine. Estate e inverno lo spettacolo non cambia: si formano file di macchine vicine al marciapiede, il conducente parla con le ragazze, ne prende una a bordo e va a parcheggiare a circa 30 metri, di fronte a un vecchio cancello. Dopo alcuni minuti la ragazza esce dalla vettura e torna al punto di partenza.

Le bambine chiedono ai genitori: cosa fanno quelle ragazze? Da anni gli abitanti dei palazzi di via dei Prati Fiscali hanno presentato vari esposti alle forze dell’ordine. Ogni tanto intervengono volanti della polizia, chiamate dai cittadini esasperati anche dal rumore provocato dalle automobili in fila. Nulla però è cambiato. Tale realtà è diffusa in parecchi quartieri della Capitale e la visione dell’attività di prostituzione dai palazzi di civile abitazione è oramai uno spettacolo consueto.

Per scoraggiare il fenomeno circa un anno fa con grande enfasi da parte dell’amministrazione comunale sono state installate telecamere sulle strade maggiormente frequentate dalle prostitute. Il risultato è stato fallimentare, come avevo previsto all’epoca dalle pagine di questo giornale. E al Comune di Roma, cioè ai romani, quanto sono costate queste telecamere?

Adesso c’è chi propone parchi o quartieri a luci rosse. Da destra ci si oppone perché potrebbe somigliare a un’indiretta legalizzazione della prostituzione, da sinistra perché potrebbe significare la ghettizzazione delle prostitute. Quanti altri anni dovranno aspettare Francesca e Laura per non vedere più quello spettacolo dalle loro finestre? In attesa che le forze politiche si mettano d’accordo fra loro, suggerisco una proposta normativa per tutelare i diritti e la sensibilità delle famiglie romane: vietare l’attività di prostituzione nei pressi di abitazioni civili.

Articolo pubblicato su E Polis Roma il 19 sett. 2007

Non stigmatizziamo i lavavetri

20 Settembre, 2007

Durante lo scorso mese di agosto si è aperto un opportuno dibattito in sede politica sul tema della sicurezza. L’interesse è sembrato indirizzarsi verso le iniziative da intraprendere per un migliore contrasto alla criminalità mafiosa dato che la strage di Duisburg, derivante da una faida tra due famiglie della ‘ndrangheta originarie di San Luca, ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica che la criminalità organizzata controlla in Italia le risorse di buona parte del territorio.

Il dibattito invece si è improvvisamente ripiegato su fenomeni più marginali, dietro la spinta del clamore provocata dall’ordinanza del 25 agosto del Sindaco di Firenze. Con questa viene vietato l’esercizio del mestiere girovago di lavavetri e si stabilisce che l’inosservanza di tale disposizione è sancita ai sensi dell’art. 650 del Codice Penale, che punisce con l’arresto chi non osserva un provvedimento dato dall’Autorità.

Anche a Roma molti cittadini sono esasperati dal comportamento prepotente e minaccioso di alcuni lavavetri, che non si limitano a offrire un servizio ma cercano di imporlo.

D’altra parte non sembra giusto criminalizzare quanti in maniera educata svolgono questa attività per poter sopravvivere. Del resto il problema dei lavavetri non può risolversi con la minaccia di una denuncia per una contravvenzione, che la Cassazione con sentenza del 2002 ha già dichiarato non potersi applicare alle ordinanze sindacali che vietano l’attività di lavavetri. Inoltre se anche la denuncia per il reato di cui all’art. 650 C.P. o per una altra contravvenzione di nuovo conio avesse un seguito dibattimentale, la procedura sarebbe comunque destinata alla prescrizione dati i tempi biblici della nostra giustizia. Messe pertanto da parte le grida manzoniane, che cercano di tranquillizzare i cittadini senza alcun effetto pratico, si può comunque intervenire su due fronti: da una parte è necessario una migliore politica di controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, attualmente ancora insufficiente rispetto alla necessità di intervento immediato di fronte a episodi di violenza o di minaccia, dall’altra è necessario agire nella consapevolezza che l’attività dei lavavetri è in parte controllata dalla criminalità organizzata, considerato il suo stretto legame con il fenomeno dell’immigrazione clandestina.

Articolo pubblicato su E Polis Roma il 12 sett. 2007