Si discute molto dentro e fuori la Chiesa cattolica circa l’abolizione della norma che impone il celibato ai preti. Cerchiamo nel dibattito dei punti fermi. Il primo argomento da cui partire è che il celibato non è un dogma, cioè “verità rivelata”, ma solo una legge della Chiesa che può cambiare nel tempo in ragione di mutate condizioni economiche o sociali o di diverse considerazioni teologiche. Si tratta del resto di una norma raccomandata ai sacerdoti nel Concilio di Granada-Elvira dell’anno 306 ma per molti secoli poco seguita in pratica tanto che nel VI sec. fu eletto un Papa, Silverio che era figlio di Papa Ormisda.
Nell’anno 1139 il Concilio Lateranense II impose definitivamente il celibato per due ragioni: l’influenza degli ordini religiosi dediti all’ascetismo e ad una nuova evangelizzazione e ragioni economiche tipiche della società feudale in quanto le proprietà parrocchiali erano legate alla persona del sacerdote e rischiavano di disperdersi tra i vari discendenti. Peraltro anche in epoca successiva la norma ha continuato ad avere varie eccezioni: va ricordato che attualmente coloro che entrano nell’ordine diaconale possono essere già coniugati. I diaconi possono battezzare, celebrare il matrimonio e dare l’eucarestia. Pochi sanno poi che i sacerdoti cattolici di rito bizantino possono essere coniugati quando vengono ordinati. Vi è una ulteriore deroga che consente ai sacerdoti sposati, appartenenti alla religione anglicana e alla religione episcopale e che si convertono al cattolicesimo, di rimanere nel sacerdozio conservando la famiglia.
Non vi è dubbio che nel mondo occidentale vi sia una grossa crisi delle vocazioni. A Roma centro della cristianità ve ne è la prova visibile nelle parrocchie, alla cui cura partecipano sacerdoti occidentali in numero sempre minore e di età media sempre più avanzata e sacerdoti africani e orientali in numero sempre maggiore. In relazione a tali necessità pastorali la Chiesa non può più permettersi di ridurre allo stato laicale i sacerdoti che hanno sentito l’esigenza di sposarsi ma che sono disposti a continuare nella loro attività. Si tratta di decine di migliaia di ex sacerdoti che la Chiesa potrebbe utilizzare almeno come diaconi. La regola del celibato rimarrebbe ferma e vi sarebbe solo un’ulteriore deroga; nel contempo la Chiesa darebbe prova di maggiore tolleranza e comprensione della realtà umana.
Pubblicato originariamente sul quotidiano EPolis
26 Maggio, 2007 a 12:49 am
Ma quindi Lei pensa che in futuro i preti cattolici potranno sposarsi? La chiesa è immobile. e così si allontana dalla società. In un momento di relativismo religioso è comprensibile. Ma la società lo capirà?
26 Maggio, 2007 a 6:10 pm
A Mario:
è proprio come tu pensi. Se la chiesa continua ad essere immobile, si allontanerà sempre più dalla società. Deve perciò coservare i suoi valori ma venendo incontroalla cultura del tempo.
già vi sono varie eccezioni al principio del celibato. Sarebbe opportuno che fossero ampliate per farvi rientrare tutte quelle situazioni che attualmente conducono a una frattura tra la chiesa e gli stessi cattolici.
26 Maggio, 2007 a 6:48 pm
Ma allora, se la chiesa cambia, cosa ne sarà dei nostri valori? Come si può pensare che la chiesa si adegui alla società, quando la società corre verso un baratro dal quale non potrà sfuggire?
27 Maggio, 2007 a 8:08 pm
A Antonella:
adeguarsi non vuole dire abiurare i proprio valori. I valori vanno conservati, ma ovviamente va accettata l’evoluzione della società.
Anche la chiesa comunque deve muoversi
far diventare diaconi ad esempio i preti che sono già sposati e che sono ridotti allo stato laicale semmai è valorizzarli i propri valori in consonanza con le aspirazioni di questi uomini che vogliono avere una umanità più completa.
9 Dicembre, 2007 a 9:42 pm
La Chiesa e i suoi valori, perché sono i valori delle fede, devono essere salvi ma i problemi si possono risolvere rimuovendo l’ ottusità delle persone.
3 Ottobre, 2008 a 9:51 pm
considero la Chiesa di oggi come una statua, priva di vita e di calore e un marmo fredo. anche se prova farci vedere che vuole essere una chiesa del tempo io non ci casco. la Chiesa orientale avra i suoi problemi pero i preti non mancano. inutile continuare a dire che il prete sposa la chiesa. vivere in familia e la cosa piu bella che Dio ci poteva regalare, non si puo sposare un’istituzione.
qui gli interessi sono gli stessi di 900 anni fa
12 Ottobre, 2008 a 9:12 pm
oltre alla possibilità di avere sacerdoti sposati, di reintrodurre come diaconi quelli riportati allo stato laicale, penso che la chiesa dovrebbe interrogarsi seriamente sulla possibilità di ammettere anche le donne al sacerdozio.
Nei primi secoli della storia cristiana esistevano, ed erano una risorsa, non meno degli uomini.
Oggi, come allora, tante donne sentono questa vocazione e ammetterle in Seminario consentirebbe a loro e ai rettori di verificare l’autenticità di questa chiamata.Senza pregiudizi e discriminazioni fatte solo sulla base del sesso.
Penso ne gioveremmo tutti. Immaginando il sacerdote ideale credo contino più le qualità umane e la profonda esperienza spirituale in comunione con la Chiesa, lasciando in secondo piano la femminilità o la mascolinità. Questo è l’anno dedicato a San Paolo; mi sembre fosse lui a dire che non esiste più nè uomo nè donna poichè tutti siamo uno in Cristo.